Ken Follett

Nasce a Cardiff, nel Galles, il 5 giugno 1949.Considerato uno dei più grandi narratori al mondo, ha raggiunto la prima posizione del New York Times best-seller list con molti dei suoi romanzi. 

Riporto qui l’intervista di STEFANIA PARMEGGIANI pubblicata il 07 Aprile, 2016 per Repubblica

Mr Follett, qual è dunque il segreto per scrivere un bestseller?
“Il lettore deve condividere le speranze e le paure dei personaggi come se fossero le sue speranze e paure. Poi la storia deve essere avvincente come la vita reale, spingere i lettori a dire cose del tipo: Non riuscivo a smettere di leggere”.

Come ci riesce?
“All’inizio mi faccio delle domande. Chi sono i protagonisti? Da dove vengono? Come hanno fatto a essere coinvolti in questa avventura? Chi li odia e chi li ama? Perché si comportano in un certo modo?”

E la suspence?
“Riguarda il pericolo, che idealmente inizia nel primo capitolo e continua fino all’ultimo. Credo che la chiave sia: never relax “.

Come si trova il ritmo giusto per non annoiare il lettore?
“È veramente difficile. Troppo lento, e il lettore mette via il libro e accende la tv. Troppo veloce, e si sente disorientato. La mia regola è che ci dovrebbe essere un colpo di scena, un evento che cambia la situazione dei personaggi, ogni quattro o sei pagine”.

Una volta ha detto che le parole dovrebbero essere come una lastra di vetro attraverso cui guardare: prosa elementare, mai scrivere difficile, mai costringere chi legge ad aprire il vocabolario…
“Il mio primo dovere come scrittore è quello di farmi capire. Detesto il tipo di scrittura che fa dire alla gente: “Il lettore deve impegnarsi, fare uno sforzo”. Sono convinto che se non riesco a essere chiaro, non riesco a fare nulla”.

Prima di scrivere romanzi, quando pensava di diventare un cronista investigativo, ha lavorato per il “South Wales Echo” di Cardiff e per “The Evening News” di Londra. Queste esperienze hanno influenzato il suo stile?
“Per cinque anni ho pubblicato articoli tutti i giorni e inevitabilmente questo ha reso la mia scrittura più disinvolta. Con uno svantaggio: mi ero abituato a essere conciso e concreto, uno stile più adatto ai giornali. I miei primi libri erano troppo brevi. Inutile aggiungere che ho superato questo problema”. (Tutti i titoli della Century Trilogy superano le mille pagine, ndr).

Sul suo sito Internet ha pubblicato le regole del successo, un decalogo per aiutare gli aspiranti romanzieri a scrivere un libro avvincente. Dall’importanza del primo capitolo al lavoro di lima necessario per dare coerenza alle azioni dei personaggi. Chiarissimo, ma quali sono gli errori da evitare?
“Il primo errore, quello più grave, è dare per scontato che i lettori siano interessati a ciò che si è immaginato. Uno scrittore dovrebbe riuscire a farli interessare, spingendoli a identificarsi con i personaggi”.

Nel farlo, deve porre un limite alla fantasia?
“Ovviamente. Il mondo immaginario deve essere così credibile da permettere l’immedesimazione: il lettore deve facilmente credere di vivere in quel mondo. Ci possono essere elfi, astronavi intergalattiche e supereroi, ma in qualche modo il lettore deve credere alla loro esistenza “.

Gli scrittori sono spesso tentati di forzare le convenzioni dei generi letterari, offrendo qualcosa di unico. Come è possibile raggiungere questo risultato?
“Quando ero giovane l’eroe di un thriller doveva essere un uomo.
La cruna dell’ago è stato il primo libro a rompere questa convenzione. Per essere onesti, è stato facile: la convenzione era datata e mi è capitato di essere il primo a notarlo”.

Più volte ha spiegato che non ci può essere un buon libro senza un conflitto forte. Oggi viviamo una situazione drammatica, alcuni parlano di scontro tra civiltà. Non sarebbe un buon argomento per un bestseller?
“Certo, ma io ho scelto di scrivere di conflitti storici perché possiamo vedere come sono stati risolti. Un conflitto di oggi, per definizione, è irrisolto. E così la storia non ha fine”.

E infatti il suo prossimo libro sarà ambientato durante il regno di Elisabetta I d’Inghilterra a Kingsbridge, la città immaginaria de “I pilastri della terra”. Un romanzo di spionaggio nel XVI secolo. Perché?
“Molte persone volevano uccidere la regina, tra queste il Papa e i sovrani di Spagna e Francia. Per proteggersi, Elisabetta I ha creato il primo servizio segreto inglese. Fu un successo: numerosi piani di assassinio sono stati sventati e lei è morta nel suo letto all’età di 69 anni. Il protagonista del mio prossimo libro è un giovane che entra a far parte dei servizi della regina, una specie di James Bond del 16esimo secolo “.

Pubblicato da paroleepensierisparsi

leggo, scrivo, suono e spesso disegno... mi piace dire la mia, farmi domande e cercare di darmi delle risposte. ho una pagina instagram che si chiama paroleepensieri88 :)

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