Il suicidio e l’anima

di James Hillman … i miei pensieri sparsi …

“Più che di essere spiegato, ci dice in sostanza Hillman, il suicidio attende di essere compreso.”

Parlo di questo libro dopo averlo letto ben più di una volta, un po’ perché è una lettura assai difficile e un po’ perché tocca argomenti un po’ pesanti anche se in un’ottica interessante e mai scontata.

Penso che Hillman sia in grado di toccare le corde profonde di qualsiasi individuo, è sempre un viaggio nel fluire della vita, per lui vita e morte nascono insieme, si nasce già in tempo per morire ed ogni giorno è un giorno che togliamo alla vita …

“Non c’è da spiegare alcun mistero, riguardo al suicidio. Il suicidio è semplicemente un metodo mediante il quale possiamo trasformare il morire da una casualità a una scelta. Come ogni atto che compiamo nella vita, l’atto che vi pone fine non riguarda affatto la medicina, mentre riguarda, moltissimo, «l’anima».”

Per Hillman alla base del suicidio c’è una malattia difficilmente diagnosticabile: la malattia dell’anima.

Penso che accettare sia difficile e capire, come spesso avviene, molto di più ….

Albert Camus diceva: “Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. Il resto… viene dopo. Questi sono giochi, prima bisogna rispondere.” ma farsi certe domande e andare a cercare risposte spesso è troppo scomodo quando affianchi un valore come quello della vita.

si può accettare il suicidio? e se ciò che lo porta è un’anima malata, come si ammala l’anima? sono sempre stata d accordo sull’anomia della quale parlava Durkheim, la mancanza di valori, il tessuto socialeche ti lascia cadere, le difficoltà e la mancanza di resilienza penso sia il bagaglio che porta a pensare o a fare il passo finale… ma a volte no .. mi sono sempre fatta tante domande in merito, ma poi mi fermo, ricordo e so che quello che ti si piazza davanti è un muro, a volte può essere depressione altre volte le vie d’uscita non ci sono e credo che i quei momenti l’unico appiglio possano essere i propri valori è li il punto cruciale del problema, da una parte i propri valori e dall’altra il vuoto e più piccoli sono i valori che ci portiamo dentro più facilmente il vuoto può prendere il sopravvento.

Giudichiamo spesso i gesti quando bisognerebbe ripercorrere le vite e trovare gli intoppi, giudichiamo ma non accompagnamo, vediamo ma non capiamo, proviamo ad affiancare ma spesso non abbracciamo, perchè ad abbracciare i problemi degli altri ci vuole coraggio e forza, la forza di far propria un pezzo dell’anima malata di un’altra persona e provare ad aggiustarla.

Ho provato più volte a cercare risposte, ma alla fine credo di essermi semplicemente affiancata al pensiero di Sartre il quale sostiene che è impossibile comprendere la morte appunto perchè si tratta sempre della morte di qualcun’altro; noi siamo sempre all’esterno. E forse è semplicemente così … potrei parlarne per giorni, sdrotolare tutto ciò che ho in testa in ordine sparso, ogni pensiero legato a una persona diversa, ma qui parlo principalmente di libri … e questo ha dato una buona mano a riordinare tante mie domande con le rispettive risposte che ho creato in tutti questi anni.

Pubblicato da paroleepensierisparsi

leggo, scrivo, suono e spesso disegno... mi piace dire la mia, farmi domande e cercare di darmi delle risposte. ho una pagina instagram che si chiama paroleepensieri88 :)

3 pensieri riguardo “Il suicidio e l’anima

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